Genoma: a che punto siamo?
Oggi il 95 per cento dei geni umani è stato mappato ma si conosce
ancora poco o nulla sulla loro funzione specifica.
Per rallentare l’invecchiamento oltre a comprendere su quali organi
agiscono i singoli geni, si dovrà imparare ad attivarli nella
sequenza corretta. Le ultime scoperte nel genoma rilevano infati la
presenza di tratti del DNA che regolano l’accensione, lo spegnimento
e l’intensità di espressione del gene; come se il gene
fosse una lampadina e queste zone degli interruttori che regolano l’intensità
luminosa.
Questi nuovi elementi scoperti aumentano la complessità di lettura
del patrimonio genetico e la comprensione dei meccanismi dell’invecchiamento.
Inoltre si è provato l’esistenza dei cosiddetti polimorfismi,
cioè piccole variazioni dei geni che spiegano come mai gli uomini
non sono tutti uguali e il motivo per cui alcuni si ammalano e altri
no. Per ora ne sappiamo poco e probabilmente maggiori informazioni si
avranno dall’analisi dei genomi di tante persone.
Il DNA è organizzato in bastoncini lunghi al massimo 8 millesimi
di millimetro.
L’ Uomo ne ha 23 paia , metà ricevute dalla madre e metà
dal padre, ma solo una coppia ne determina il sesso i cromosomi X e
Y (XX = femmina – XY = maschio).
La sua lunghezza è di circa 2 metri e distribuite lungo i 46
cromosomi (23 x 2), ci sono 3 miliardi 200 milioni di basi, cioè
le molecole che formano i due filamenti del DNA. Esistono 4 basi : l’adenina
A, la guanina G, la citosina C, la timina T.
Fra le principali novità, le ricerche hanno mostrato che ciascun
individuo è dotato di 30-40 mila geni, molti meno dei 100-150mila
ipotizzati finora (in tutto, i nostri geni sarebbero 31.780, secondo
i dati raccolti dal Progetto Genoma Umano, e circa 37 mila secondo quelli
della Celera).
I due gruppi di ricerca sono guidati rispettivamente da: Francis Collins,
capo del progetto pubblico, e Craig Venter, presidente dell’industria
privata.