ALZHEIMER


Seminario: LA MALATTIA DI ALZHEIMER: PROFILI TERAPEUTICI E RETI DEI SERVIZI. tenutosi a Roma il 27/05/2003. Il Sottosegretario del Ministero della Salute On.le Antonio Guidi, in qualitą di Presidente della Commissione Ministeriale Alzheimer, ha promosso questo incontro per presentare i risultati della Commissione
Video del seminario

 

Omocisteina confermata come fattore di rischio per la malattia di Alzheimer. Era noto da alcuni anni che pazienti con disturbi cognitivi e demenza mostravano livelli plasmatici di omocisteina (un aminoacido prodotto durante il metabolismo della metionina) incrementati. Non era comunque chiaro se questo aumento precedesse la malattia o ne fosse solo la conseguenza. Un'analisi di 1092 pazienti dimostra adesso in modo univoco che l'aumento dell'omocisteina precede la malattia per molti anni ed è un forte fattore di rischio per la malattia di Alzheimer. Non è comunque ancora dimostrato un legame causale, in quanto il meccanismo con il quale l'omocisteina dovrebbe favorire la malattia è poco chiaro e il suo aumento potrebbe essere causato da altri fattori che favorirebbero sia la demenza sia l'aumento dell'omocisteina. Va ricordato che l'omocisteina rappresenta un fattore di rischio anche per l'arteriosclerosi e le malattie cardiovascolari e che il suo coinvolgimento nell'Alzheimer rafforza i legami tra arteriosclerosi e patologia da beta-amiloide (ipercolesterolemia, genotipo e4 dell'apolipoproteina E, aumento dell'omocisteina come fattori di rischio in comune; effetto protettivo delle statine non solo per l'arteriosclerosi, ma potenzialmente anche per la malattia di Alzheimer). Poiché i livelli di omocisteina possono essere abbassati dall'acido folico (una vitamina del gruppo B), l'acido folico (oppure una dieta ricca in acido folico e perciò a base di frutta e verdura) potrebbe proteggere contro la malattia. Un'ipotesi da verificare in studi clinici.
New England Journal of Medicine, 14 febbraio 2002

Fermato il vaccino. Secondo un comunicato stampa della Elan Corporation è stata bloccata la somministrazione del vaccino a base di beta-amiloide dopo che si sono verificati 4 casi di una non meglio specificata 'infiammazione' al cervello. Tutti i casi si sono verificati in Francia, mentro lo studio è effettuato negli Stati Uniti e in vari paesi europei. Continua invece l'analisi dei dati che si otterranno con i pazienti già immunizzati, anche se l'effetto potrebbe essere minore, dato che le immunizzazioni non vengono più ripetute come previsto dal protocollo originale (e come sembra necessario nei modelli animali). Non è ancora possibile stabilire se l'infiammazione cerebrale sia causata dall'immunizzazione e quale sarà il futuro di questa possibile terapia. Visto che l'immunizzazione contro la beta-amiloide è considerata molto promettente, risultano sempre più importanti le strategie alternative di immunizzazione che vengono già sperimentate in modelli animali usando forme di beta-amiloide sintetiche e non tossiche oppure anticorpi contro la beta-amiloide.
Gennaio 2002

Un vecchio farmaco per combattere le placche senili. Il clioquinolo è un antibiotico usato 20 anni fa ed è stato ritirato dal mercato dopo che in Giappone si sono manifestati danni ai nervi ottici dei pazienti trattati. Per le sue particolari proprietà biochimiche (lega il rame e lo zinco che da alcuni sono ritenuti dannosi nello sviluppo della malattia), un gruppo australiano ha adesso considerato il suo uso per sciogliere le placche senili (depositi di beta-amiloide). Primi esperimenti effettuati su topi transgenici usati come modello per la malattia di Alzheimer (v. sotto) sono molto incoraggianti e hanno dimostrato una riduzione delle placche senili del 50%. È in corso uno studio clinico su pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer per provare se questi ottimi risultati sono trasferibili sull'uomo.
Neuron, 30 giugno 2001

Confermato il ruolo della neprilisina nella degradazione della beta-amiloide. La degradazione della beta-amiloide (che è una molecola fisiologica e diventa pericolosa solo quando inizia ad accumularsi) probabilmente avviene per molteplici vie metaboliche. Sono denominati 'proteasi' gli enzimi che aiutano a degradare le proteine. La neprilisina è una proteasi associata alla membrana cellulare e sembra avere un ruolo importante nella degradazione e rimozione della beta-amiloide, perché topi geneticamente modificati, che non sono più in grado di produrre neprilisina, accumulano beta-amiloide (ma non le tipiche placche senili) in quelle regioni cerebrali che sono interessate anche dalla malattia di Alzheimer.
Science, 25 maggio 2001

 

notizie estratte da Neurologia.it

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